quattropiudue/ Aprile 26, 2019/ Blog, Educazione/ 0 comments

Molto spesso navigando in internet alla ricerca di consigli su come crescere nel modo migliore il nostro amato cucciolo, ci si imbatte negli infiniti dedali di quelle annose polemiche tra sostenitori del Gentilismo e fermi difensori dei metodi tradizionali di addestramento. Per non parlare poi dell’infinita confusione tra educazione cinofila, addestramento e relative figure professionali d riferimento.
E così accade che il proprietario attento e volenteroso potrà ritrovarsi più confuso del principio, finendo per rivolgersi all’educatore più vicino oppure a quello che promette di poter garantire un intero percorso educativo a domicilio
Bene, NON è così che dovrebbe andare, ma, per poter affermare questo con sufficiente credibilità è necessario che io metta in discussione prima di tutto me stessa e il mio modo di comunicare, ovvero, riesco davvero a far arrivare a coloro che si imbattono sulla mia pagina web qual è la mia idea di Cinofilia?
Qual è il mio approccio e il metodo che utilizzo, e soprattutto per quale motivo lo prediligo ad altri?
In breve, riesco a dare una panoramica concreta, diretta ed essenziale sul mio punto di vista in merito all’orizzonte Cane&Uomo?
E’ proprio da quì che desidero partire….
Oggi molti parlano di Gentilismo, e finalmente! Aggiungo io!
 Mi è capitato di frequentare corsi e di essere etichettata come la Gentilista di turno, talebana contro chi fa cose con i cani che a mio parere “non stanno né in cielo né in terra”, ok, è vero!
O meglio… non è poi tanto lontano dalla mia realtà.
Ma… esiste un “MA”,  e chi ama i cani e li sceglie come compagni di vita ha imparato bene che la differenza talvolta è racchiusa in una sfumatura.
Il mio MA è proprio questo: Gentilismo NON è Gentilezza.
Partiamo dall’inizio, il sostantivo GENTILEZZA deriva dal termine Gentile, la cui derivazione è Latina, “Gentilem” che significa “appartenente a qualche Gens, ovvero famiglia Patrizia” e poiché nella tradizione antica la condizione di nascita si auspicava (riteneva) che coincidesse con la condizione spirituale, ne consegue che la gentilezza di chi nasceva nobile implicasse anche qualità morali e comportamentali POSITIVE.
Ma torniamo a noi, e al nostro tempo, Gentilezza oggi è pertanto intesa come una particolare attitudine d’animo, sia ereditata che coltivata in un terreno universale laddove nascono i sentimenti e le emozioni, indipendentemente dallo stato sociale di nascita.
Gentilezza è la capacità di ascolto ed osservazione libera dal giudizio, è rispetto delle sensibilità e dei tempi dell’altro, è capacità di porsi in sintonia per sciogliere nodi emotivi.
Gentile è colui che sa dire anche cose difficili mantenendo la leggerezza d’animo e un sorriso sincero, anche quando c’è da pronunciare un NO o dissentire dalle opinioni altrui.
Gentile è chi, se cadi, ti porge la mano e ti sostiene per il tempo necessario a farti scoprire che poi, con le tue gambe puoi camminare nel mondo con una nuova consapevolezza di te stesso.
Gentile è chi riesce a trasformare i grandi gesti in piccole e quotidiane attenzioni spontanee.
Per dirla in poche parole, la gentilezza, trovando la sua sostanza nel mondo delle emozioni, conduce sempre ad una apertura sincera verso l’altro (alterità), indipendentemente dalla specie!
Mi piace parlare di Cinofilia della Gentilezza, quella che quotidianamente porto nel cuore quando il mio lavoro mi conduce a conoscere binomi in crescita, aspettative apparentemente disattese, o certezze e fiducia ancora tutte da costruire.
Una cinofilia della gentilezza che mi porta a voler trovare in ogni caso che incontro una soluzione POSITIVA ed equilibrata per l’essere umano, ma fatta di benessere animale a 360°, perché è proprio questo il fine ultimo di ciò che ogni giorno faccio, pensare al benessere presente e futuro dei binomi e delle famiglie che incontro, con gentilezza ed empatia, ma lontana da qualsiasi esasperata declinazione in ISMO* che la lingua italiana contempla.
*ismo s. m. [uso sostantivato del suffisso prec.]. – Per lo più con tono negativo o spreg., parola formata col suffisso -ismo, con riferimento a movimento, tendenza, indirizzo, spec. in campo culturale e artistico, caratterizzati da artificiosità, inconsistenza o labilità (cfr. il titolo di un’opera di L. Capuana, Gli ismi contemporanei, del 1898): non possiamo tener conto di tutti gli i. dell’arte moderna!
(Vocabolario Treccani)
#Quattropiudue®
Alessia Scazzuso
 
 
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