quattropiudue/ Luglio 5, 2019/ Blog, Feeling Up/ 0 comments

La frase più ricorrente nella cinofilia è: non trattate il vostro cane come se fosse un bambino!

Quasi come se crescere un bambino (e il cane) non significhi educarlo, dargli delle regole e essere attento a tutte le sue fasi di crescita e socializzazione. Come se avere un bambino non sia un complicato compito e invece sia giustificato viziarlo o snaturare alcune sue attitudini.

Quello che invece sarebbe opportuno dire è: sentite il vostro cane come un membro della famiglia? Gli volete bene quasi come fosse un figlio? Volete crescere e condividere con lui la vita in tutti i suoi aspetti?

Allora gestite il vostro cane come se fosse un bambino, come veramente si dovrebbe gestire un bambino, favorendone l’attaccamento e l’inserimento in un contesto sociale.

John Bowlby (psicologo, medico e psicanalista, fautore dell’approccio etologico) già nel 1988 nel libro “Una base sicura” affrontando i problemi relativi ad un errato sviluppo dell’attaccamento del bambino alla madre scriveva:

“Questo mi porta a quella che io ritengo la caratteristica più importante dell’essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato.

 In sostanza questo ruolo consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando è chiaramente necessario. 

Sotto questi aspetti si tratta di un ruolo simile a quello dell’ufficiale che comanda una base militare da cui una forza di spedizione si mette in viaggio e in cui può ritirasi in caso di sconfitta.

Per gran parte del tempo il ruolo della base è un ruolo d’attesa, ma è non di meno vitale. 

Perché solo se l’ufficiale che comanda la spedizione ha fiducia che la sua base sia sicura può osare spingersi in avanti e correre dei rischi.”

Con le dovute differenziazioni etologiche è importante che nell’ambiente famiglia, il bambino (e il cane) riceva da subito i corretti schemi relazionali e sociali, che matureranno in lui il suo modo di relazionarsi con l’ambiente e con gli altri. 

Bambino e cane

Come suggerisce la teoria dell’apprendimento sociale, il bambino (e il cane) apprende il funzionamento delle interazioni sociali attraverso il modello proposto dai genitori (referenti). Questo modello sarà poi trasferito alle relazioni con gli altri e con i vari contesti. 

Il bambino (e il cane) cresciuto con l’imposizione cercherà di gestire le sue relazioni imponendosi a sua volta. Quello cresciuto con la tolleranza e il “tutto è permesso”, cercherà questo schema nelle relazioni esterne e lo pretenderà. Mentre il bambino (e il cane) cresciuto con ferma e amorevole autorevolezza, imparerà più facilmente le diverse tipologie di relazione.

Il modello di attaccamento creato e l’asimmetria di interazione con l’adulto dovuta principalmente dalla dipendenza del bambino (e il cane) verso la figura di riferimento, darà il modello di relazione con “l’autorità”, apprendendo le corrette (o scorrette nel caso di una cattiva educazione) strutture comunicative e il rapporto con le regole che strutturano lo stare insieme.

Il rapporto con eventuali fratelli (e eventuali cani) daranno invece lo schema di rapporto di relazioni più paritarie.

Bambino e cane

Tutto questo per dire che “non trattare il cane come un figlio” è vero solamente se si da un’accezione negativa alla frase. Ma se si pensa all’Educazione del bambino nel suo significato più nobile avremo molte più analogie di quanto si possa immaginare.

Ormai sempre più studi dimostrano come la relazione di affiliazione che si crea tra cane e proprietario è molto simile a quella filiale.

L’attaccamento viene definito come quella forma di comportamento  che si manifesta in una persona che segue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato, si capisce che il concetto di leadership che spesso si sente nominare in cinofilia non è null’altro che la giusta guida che dovrebbe avere un genitore verso il proprio figlio.

Alla luce di ciò potremo definire l’instaurarsi di una corretta relazione come il creare un sano e giusto attaccamento (attaccamento sicuro) in modo da poter essere quella “base sicura” di cui un individuo ha sempre bisogno.

Un leader o un genitore deve perciò essere:

  • guida per far si che il bambino (e il cane) apprenda tutto quello che è necessario imparare per vivere nella nostra società, dando la giusta libertà, ma rimanendo come giusto punto saldo di riferimento, sapendo anche indicare il corretto comportamento quando necessario;
  • responsabile capendo quando il bambino (e il cane) ha una difficoltà e cercare di aiutare a risolverla ;
  • protettivo nel consentire al bambino (e al cane) di fare le giuste esperienze. Sapendo scegliere quelle utili ed evitando quelle negative.

Riuscire a fare questo, garantendo un giusto attaccamento è un compito difficile che dipende molto da quella che viene definita “sensibilità”, intesa come orientamento percettivo che da la capacità di sentire e mantenere nel campo della propria consapevolezza i segnali e le comunicazioni implicite del bambino (e del cane). 

Se nell’uomo è più facile in quanto un genitore ha una buona competenza percettiva di tali segnali, e spesso mostra una buona capacità di interpretarli adeguatamente, senza grossolane distorsioni dipendenti dalle proprie priorità emotive o turbolenze interne. Nel cane tutto questo risulta più complesso, infatti l’appartenere a specie differenti e avere modalità di comunicazioni molto distanti non è di certo un aiuto.

Bambino e cane

Senza andare troppo affondo sull’importanza dei processi di elaborazione di questi segnali e  soprattutto quanto nel cane è importante dare valore ad alcuni, meno ad altri e gestire in maniera differente altri ancora, ci basterà dire che spesso, quando ci si trova difronte a difficoltà, alla base c’è un incomprensione comunicativa che un professionista attento a questi aspetti potrà appianare. Non ricorrendo solo quindi al semplice addestramento, ma aiutandovi in una mediazione relazionale che ha al suo interno tutto quello di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Sicuramente alla luce di quanto espresso fino a qui, in caso di difficoltà, non potendo aiutarvi ulteriormente con qualcosa di scritto, spero di avervi dato gli strumenti per la scelta del professionista più adatto alla vostra situazione.

Bambino e cane

“Trattare” il cane come un bambino in fondo potrebbe non essere così sbagliato….

Senza tutte le aberrazioni che spesso si vedono, potrebbe essere l’inizio di una fantastica vita insieme.

Claudio Papa

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